Il Kung Fu




Kung fu o Wushu ?


Il termine Kung fu significa “abilità raggiunta da un uomo adulto”. Si dice di chiunque abbia raggiunto una certa abilità in un determinato campo: ad esempio un grande musicista ha il Kung fu della musica, un cuoco può possedere il Kung fu della cucina ecc… Successivamente il termine generico Kung fu venne adottato dagli americani, poiché sono stati i primi ad interessarsi a esso su larga scala, facendolo diventare un termine di uso comune.

Il termine Wushu ha due sensi possibili: “l’arte di fermare la guerra” o “l’arte di fare la guerra”.
Unendo i due termini precedenti, Kung fu e Wushu, otteniamo una definizione più completa e corretta, benché semplificata: “abilità raggiunta da un uomo adulto nell’arte di fare o di fermare la guerra”.
Ma quando, dove e perché nasce?

La pratica del Kung fu cinese, come forma di esercizio fisico, di gioco, come mezzo di evoluzione psicofisica, e come mezzo di difesa personale, la ritroviamo fin dalla più remota antichità.
In Cina durante la dinastia Chou i soldati praticavano una forma di lotta chiamata Jiaoli, probabilmente molto rude e simile alla lotta tuttora praticata in Mongolia. Questa pratica era parte integrante dell’addestramento dei militari, oltre al tiro con l’arco e alla corsa con i carri.
Le dinastie Ch’in e Han videro ancora l’affermarsi di forme di lotta dette Shoubo, probabilmente più evolute di quelle più antiche che le avevano precedute; inoltre iniziò a praticarsi il Jiaodi (Go-ti), forme di combattimenti che venivano praticate anche come spettacoli o danze, generarando nel tempo le cosiddette serie “prestabilite” o “promesse”, in cui i contendenti si affrontavano, a mani nude o armati, eseguendo movimenti già precedentemente concordati e preparati. Questo tipo di pratica forse si rese necessario per evitare continui incidenti, a volte mortali; inoltre si rivelò un ottimo sistema di allenamento: lo ritroviamo anche nelle arti marziali che si praticano oggi, particolarmente nei vari stili di Kung fu.
Durante la dinastia T’ang (618-907 d.C.) la pratica del Kung fu divenne obbligatoria per i reparti militari. I soldati venivano addestrati a combattere con efficacia a mani nude ed a maneggiare con perizia le armi; dopo un appropriato addestramento, ogni soldato doveva affrontare diversi esami in cui dimostrava la propria abilità.
Sul Kung fu l’arte marziale converge l’interessa smisurato del popolo; dimostrazioni e sfide hanno luogo nelle strade, e si distinguono maestri eccezionali; le arti marziali si confermano parte integrante della cultura del popolo cinese.
Durante la dinastia Ming (1368-1644 d.C.) , un generale dell’esercito dell’impero Qi Jiquang, scrive in questo periodo un trattato, “i canoni del pugilato”, in cui erano presenti i diversi stili cinesi e le loro principali caratteristiche tecniche, nonché i vari metodi di allenamento.
Durante la dinastia Ch’ing (1644-1911) la pratica del Kung fu conobbe anche una dimensione “rivoluzionaria”: numerose furono infatti le società segrete, avverse ai reggenti Manchu, che si addestrarono nell’ombra preparando la rivolta.
Con l’avvento della Repubblica Popolare, nel 1949, il Kung fu, è diventato uno sport nazionale, ed è anche inserito nel programma di Educazione Fisica nelle scuole dell’obbligo.





Il monaco indiano Bodhidharma, che, secondo la tradizione,

 fondò la scuola di arti marziali nel monastero Shaolin verso

il 600 d.C.. Ciò che con maggior probabilità fece Bodhidharma 

(in cinese Ta Mo), fu l’insegnamento a Shaolin di tecniche di 

ispirazione yoga, che aiutassero i monaci a sopportare le

estenuanti sedute di meditazione.

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